Centro Culturale Blaise Pascal

La santità come ferita aperta

6 marzo 2026Fonte: L'Osservatore Romano
di Daniele D’Elia

La storia di Marco Gallo viene presentata come una narrazione che "non si lascia liquidare", una profonda provocazione per il nostro tempo.

Marco, un ragazzo di diciassette anni scomparso in un incidente stradale nel 2011, ha lasciato sul muro della sua stanza una domanda potente: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" D’Elia interpreta questa frase non come una semplice espressione pia, ma come "un’accusa" diretta a una società che "consuma i ragazzi e poi si commuove", riempiendoli di rumore e distrazioni e rifuggendo le domande autentiche. La vita di Marco, pur nella sua apparente normalità, era caratterizzata da una ricerca profonda di senso. Mentre molti cercavano distrazioni, lui cercava la verità, impegnandosi concretamente nell'aiuto agli studenti in difficoltà e coinvolgendo amici con anziani disabili, sfidandoli a servire anziché competere.

L'autore sottolinea la radicale coerenza di Marco nella fede, che viveva la Messa, la confessione e la meditazione del Vangelo "per fame" di verità, non per abitudine. Questa radicalità silenziosa è vista come intollerabile per una cultura che tollera tutto tranne un impegno così profondo. La morte di Marco, sebbene una tragedia, diventa ancora più scandalosa perché egli aveva osato interrogare la vita. D’Elia contesta l'idea che Marco sia un semplice "santino" perché è morto giovane, ponendo invece l'accento su come ha vissuto quei diciassette anni: "Li ha vissuti come se la vita fosse seria. Come se Cristo fosse vero. Come se il Vangelo non fosse un’opinione tra le altre, ma una questione decisiva."

La vita di Marco è una "provocazione" che smonta gli alibi del "non si può" o del "sono giovani", dimostrando che si può scegliere di vivere seriamente "adesso". L'articolo si conclude con una diffidenza verso tutto ciò che "addormentano le coscienze" o trasforma la religione in un tranquillante. Marco Gallo, al contrario, "ha rifiutato l’anestesia". La sua storia, oltre che spirituale, è "politica", poiché interroga il modo in cui educhiamo i nostri figli, offrendo loro intrattenimento o senso, carriere o verità. La domanda lasciata da Marco è una "ferita che non si rimargina", suggerendo che la santità, prima di essere un'aureola, è proprio questo: una ferita aperta e costantemente sfidante.